NOEMI R.

In me e nell'aria intorno cresceva quella strana misteriosa felicità

Conosco Flavia da sempre e se rivedo filmini o le foto della mia infanzia in molte di esse è presente lei. E' fantastico quel filmato dove, io, venuta al mondo da pochi giorni, urlo con un'estensione vocale da fare invidia ad una cantante lirica e lei, di solo un anno, appare così grande e "giudiziosa" rispetto a me. Insieme abbiamo condiviso tantissime esperienze: la prima volta in piscina, il primo anno di asilo. Ricordo che Flavia mi teneva la mano e mi rassicurava dicendomi che presto le mamme ci avrebbero ripreso e riportate a casa. Lei così pratica, determinata, lei che, finita la scuola media inferiore sceglie immediatamente quale istituto frequentare, tenendo fede al progetto da anni avuto in mente, mentre io continuo a chiedere informazioni, consulto piani di offerta formativa e mi chiedo in continuazione se farò la scelta giusta. Lei così certa dell'affetto dei suoi cari e io che alla nascita di mio fratello, dopo averlo atteso per ben dieci anni, metto in dubbio tutto. Ricordo che in quei tempi mi sentivo "un incomodo" così mi sfogavo con Flavia, perchè pensavo che nessuno mi capisse. Lei mi fece dono di un diario dicendomi di scriverci tutto ciò che mi passava per la testa. Ed io scrivevo e scrivevo, pensando che nessuno mi volesse bene. Ero sempre più imbronciata e malinconica che mai e mentre mi smarrivo nelle mie "lugubrazioni", non ascoltavo mia madre che pazientemente ripeteva quanto mi volesse bene e che nulla era cambiato nel nostro rapporto. Faceva di tutto per dimostrarmelo e instancabile mi lanciava sguardi affettuosi quando amici e parenti venivano a farci visita. Ma io, mi chiudevo sempre in me stessa. I miei genitori mi sono sempre stati vicini, mi hanno compresa e talvolta perdonata e così finalmente un giorno ho capito ciò che mia madre ripeteva sempre: l'amore non si divide, è un sentimento meraviglioso, inesauribile e la nascita di mio fratello non mi ha tolto niente, né il loro affetto né il loro tempo. Intanto Flavia cresceva con me e certo mi ha aiutato tanto. Passato quel periodo ritornammo alla nostra solita vita, fatta di risate, di tranquillità, e pure di qualche "broncio": atteggiamento ed espressione facciale particolarmente amata da noi adolescenti! Ma, come talvolta accade in quella non collaudata giostra che secondo me è la vita, qualcosa improvvisamente cambia. Alla mamma di Flavia le viene diagnosticato una malattia che compromette irrimediabilmente l'uso dei suoi reni e così si ritrova costretta a sottoporsi, a giorni alterni, a cicli di dialisi. Lei, nel carattere così simile a sua figlia, non riesce ad accettare questa realtà, la dialisi la indebolisce notevolmente. Ricordo una sera di aver sentito Anna, la mamma di Flavia, che parlava con mia madre. Le diceva di sentirsi male, che si sentiva morire un pò alla volta. Mia madre la esortava a tenere duro perchè la vita, le diceva, per ognuno di noi che abbiamo la "presunzione umana" di essere immortali, è fatta di ogni singolo giorno trascorso con "forza e umiltà", vivendo ogni giornata come se fosse l'ultima. E mentre avevo l'impressione che tutto fosse in caduta libera e mi sembrava di combattere contro i mulini a vento, qualcosa in Anna cambiava. Si aggrappava alla vita, diventava un'altra persona, sia fisicamente che moralmente. A causa di terapie cortisoniche ingrassava e diversi inestetismi la colpivano. Lei che era così "vanitosa", così attenta alla sua immagine, così affascinante....Eppure un giorno incrociando il suo sguardo, ho visto nei suoi occhi una luce così diversa da farla sembrare a me bellissima e non riuscivo a capire perchè non ci fosse più tristezza e malinconia in quello sguardo. Mi sembrava così strano. Ricordo di aver sentito il bisogno di parlarne con mia madre e, come solo spesso i genitori sanno fare, mia madre mi rassicurò dicendomi che probabilmente quella luce negli occhi di Anna era solo il riflesso di chi capisce che la vita è un grande dono e non qualcosa che ci appartiene o ci siamo meritati di avere. Dopo alcuni mesi, le condizioni di Anna si aggravarono, ricordo di essermi sentita molto male!.... Mettevo in discussione tutto. Rimproveravo mia madre, le dicevo che Anna probabilmente non sarebbe più potuta essere presente nella vita di Flavia, non avrebbe potuto asciugare le sue lacrime, per le mille delusioni della vita, non avrebbe potuto essere orgogliosa di Flavia, e questo era... ingiusto! Una mattina riceviamo la telefonata che Anna era stata chiamata in ospedale perchè finalmente c'era un rene compatibile. Viene operata e le sue condizioni migliorano rapidamente. Ero contenta, Flavia sembrava rinata, ritornavano le sue certezze, il suo sorriso. Ma in me c'era un sentimento strano, non riuscivo ad accettare che talvolta per salvare una persona bisognava usare gli organi di un altro, e mi sembrava peccare facendo questi pensieri. Ho sentito il bisogno di parlarne a Don Gino, parroco e nostro amico di famiglia. Gli ho parlato e lui mi ha ascoltata. Mi ha detto che:«donare gli organi è l'ultimo regalo che possiamo fare, e chi ha donato il cuore, lassù probabilmente ha i battiti che si hanno quando siamo felici, i suoi occhi vedono arcobaleni e l'azzurro infinito mentre in terra faranno vedere il sorriso di una madre a un bambino che altrimenti non avrebbe potuto mai scorgerlo, così vive nella beatitudine chi ha donato i reni alla mamma di una ragazza che ha tanto bisogno di lei, o il fegato a chi l'anno scorso ha avuto la certezza che sarebbe stato il suo ultimo Natale...»Don Gino parla, mi sorride e io mi sento sempre più sollevata da quei pensieri. Non sono più prigioniera dei preconcetti. Chi dona gli organi, chi autorizza l'espianto per un proprio caro dona "amore", amore per la vita, per la continuità, da speranza e da essa ne riceve in parte come una luce meravigliosa che si riflette in chi non vedrà più il suo caro ma avrà la speranza che parte di lui sopravviverà in altre persone. Se penso a quanto un'esperienza possa farci cambiare! Io ho capito, ad esempio, quanto importanti siano talvolta le campagne di sensibilizzazione per le donazioni così non assisto più, a queste come facevo prima, con un pò di quella tacita indifferenza che abbiamo quando la speranza di non esserne coinvolti o la paura che possa accadere a noi ci consente di porci tante domande. Ora alla parola vita non attribuisco più solo gli stessi valori di un tempo. Prima mi sembrava che tutto ruotasse attorno agli obiettivi che dovevo raggiungere e agli ostacoli che avrei dovuto superare. Adesso affronto la vita consapevole che tutto può cambiare all'improvviso e capisco quanto sia meraviglio vivere anche solo per vedere i colori di un tramonto o di un arcobaleno dopo un acquazzone. Rileggo ciò che ho scritto e pian piano mi ritorna in mente nella "pellicola dei ricordi", tutto ciò che ho vissuto e vedo che il tempo... non solo... ingiallisce e sbiadisce nei contorni, ma attenua i dolori, le ansie, talvolta le rabbie ed i sensi di impotenza. Rivedo il viso affettuoso di Flavia, rivedo Anna ed il suo cambiamento, il mio piccolo fratellino venuto al mondo e il mio desiderio iniziale di trattarlo come un pacco postale, eh si! se solo questo fosse stato, l'avrei rimandato al mittente con tanti saluti ... E mi ritornano in mente gli sguardi affettuosi dei miei, e le parole di conforto di Don Gino, e vi ricordate che all'inizio dicevo che la vita è solo una giostra non collaudata? Beh! Continuo a pensarla ancora così, talvolta questa vecchia giostra ti fa salire e poi non gira come avresti desiderato, talvolta ti fa scendere subito, altre volte si ferma e fa dire:« che monotonia, non mi succede mai niente di eccezionale» ma è quel momento che dovremmo pensare che " l'eccezionale "è vicino a noi nella vita, nella solidarietà della gente, in chi crede nelle proprie idee e cerca di costruire un domani migliore, in chi riesce a donare proprio nel momento in cui perde tutto. Grazie anche a te vecchio giostraio per averci fatto salire anche solo per un attimo. Grazie di cuore di avermi fatto capire. Scrivo, rileggo, ricordo... e in me e nell'aria intorno cresce quella strana misteriosa felicità.