MARIA LUISA L.

Hai a disposizione cinque oggetti magici e hai la possibilità di risolvere, con essi, alcuni dei problemi che assillano l'umanità: scrivi un breve racconto, individuando possibili soluzioni.

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Mi chiamo Bill e ho l'aspetto di un ragazzo di circa 18 anni. Dico così perchè in realtà io sono un angelo e mi trovo qui sulla terra perchè ho un'importante missione. Gli altri non possono saperlo, ma io, grazie a cinque oggetti, posso riuscire a risolvere alcuni dei tanti problemi che affliggono il genere umano. Devo stare attento che questi oggetti servano a persone che hanno davvero bisogno di me. Questo non è un problema: fortunatamente sono in grado di scrutare nell'animo delle persone e valutare se sono sincere. Inoltre svolgo questa missione anche per trovare risposta ad una mia questione personale di cui non mi va molto di parlare... Pensarci mi rattrista e solo con questa risposta forse riuscirò a trovare un pò di serenità. La mia missione inizia subito: volo fino in Africa e, in veste di turista, osservo le varie persone che stanno in strada. Sono prive di tutto, vesti, case e cibo. Un bambino mi tira per la maglietta, mi volto e lo vedo con una mano tesa, a chiedermi l'elemosina. I suoi occhi sono sinceri, sorrido e gli metto in mano una caramella al lampone. E' una banalissima caramella, ma il bambino la guarda come se avesse ricevuto chissà che cosa. L'attimo dopo scappa via e lo vedo, da lontano, dividere la caramella in minuscoli pezzettini, per darli ai suoi genitori e ai suoi fratelli. Sorrido: la caramella che gli ho dato non è poi così banale. Essa ha infatti il potere di dividersi fino all'infinito e ogni pezzetto di caramella si trasforma in un cibo diverso. Vedo i familiari del bambino sbarrare gli occhi davanti a ciò che si ritrovano in mano. Poi si voltano per ringraziarmi, ma io sono già andato via. Sono di nuovo in volo. Nel frattempo, vedo un sacerdote che, all'aperto, celebra la Messa. E' anche lui in missione, un pò come se fosse un mio "collega". Durante il volo, lascio andare un seme. Questo, raggiunto il suolo, fa nascere delle abitazioni e fa crescere piante di vario genere. In questo modo, la gente potrà coltivarle e guadagnare qualcosa. Mi sposto verso l'Europa, il volo è lungo e arrivo li in tarda sera. Riposo un attimo su un tetto e poi entro nella casa sottostante. Non è esattamente una casa, è un ospedale. Nonostante sia entrato dalla finestra, l'uomo che sta disteso sul letto non fa caso a me. Ha lo sguardo perso nel vuoto e rassegnato. Do un'occhiata alla cartella clinica: ha urgente bisogno di un trapianto di cuore. Il letto accanto è vuoto. Anche la persona che ci stava prima ne aveva bisogno, ma ha aspettato invano. Adesso è morto e questo sembra anche il destino dell'anziano dallo sguardo vitreo. Mi avvicino a lui e gli metto al collo una catenina con un ciondolo a forma di cuore. Se il suo non va più bene, questo piccolo cuore di metallo batterà al posto suo. Scendo al piano di sotto e faccio la stessa cosa ad una bambina bisognosa di un rene. Esco dall'ospedale e mi rimetto in volo. Mi è rimasto solo un oggetto da usare. Voglio usarlo per uno scopo preciso, affinché possa avere quella risposta che sto cercando.  Attraverso l'Italia, giù fino alla Sicilia. Atterro in un paesino sull'Etna, Mascalucia. Qui la gente vive distrattamente e non sembra esserci qualche particolare problema da risolvere. Ma io so che non è così. C'è tanta gente che soffre in silenzio. Nascondo le ali e cammino per tutto il corso, fino ad arrivare davanti ad un edificio. Sull'insegna c'è scritto "FRATRES". Entro e do un'occhiata al luogo. E' un'associazione che aiuta le persone bisognose di trasfusioni di sangue. Un esempio di queste persone sono i Talassemici, per i quali queste trasfusioni sono vitali. Io lo so bene. Lo so fin troppo bene. Due lacrime scendono dai miei occhi. Prima di essere un angelo, io ero una persona come tutte le altre. Purtroppo, ero portatore malato dell'anemia mediterranea e, dove vivevo io, non esistevano organizzazioni che potessero aiutarmi. Le mancate trasfusioni mi costarono la vita e morì a soli 17 anni. Il senso di tristezza e abbandono con cui morì mi turbavano tuttora. Durante la mia agonia, pensai che in questo mondo non esisteva più qualcuno che avesse voglia di aiutare gli altri, non per costrizione, ma per volere. Non esisteva più la solidarietà. Adesso io, nella mia missione, avevo cercato a lungo finalmente l'ho trovata: si, c'è ancora. Sono le persone come i donatori di sangue che sono un esempio vivente di solidarietà. Entro anche io nell'ufficio a donare il sangue, un sangue molto speciale (infondo è quello di un angelo!), compatibile con tutti gli altri tipi. E' questo, il mio ultimo oggetto. E sono felice di vedere dietro di me una discreta fila di persone, desiderose anche lo di donare sangue. Forse non se ne sono rese conto, ma anch'esse sono degli angeli. Con il loro gesto, stanno salvando la vita a tante e tante persone. Sono persone solidali, così come lo era Madre Teresa di Calcutta o altre persone che sono state grandi in passato. Adesso che ho trovato la mia risposta, la missione è conclusa. La mia anima è stata riscattata e un senso di pace mi avvolge. Posso finalmente tornare a vegliare su tutte le persone realmente bisognose, certo che qualcuno è pronto ad aiutarle.